Lupi travestiti da pecore

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In questi giorni, mentre stavo riflettendo su questo versetto, mi sono imbattuto in un’affermazione che mi ha lasciato tanta tanta amarezza.

“Non dobbiamo dire alla gente che Gesù ci salva per darci la vita eterna … ma per darci uno scopo”

Non dirò la “fonte” perché non voglio polemizzare con nessuno in particolare, ma capire il senso dietro questa affermazione.

Sulla Carta e nel Cuore

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Amo sfogliare le pagine della Bibbia, leggerla, esplorarne gli angoli ancora sconosciuti, scoprire nuove verità in episodi e passaggi già letti decine di volte.

Mi piace scorrere le dita su quei fogli, sapendo che lì sopra c’è scritta la Parola di Dio. Fermati un attimo e pensaci. La … Parola … di … DIO!

Eppure non è finita lì, quando Dio diede a Mosé la Sua legge, quindi quando cominciò a scriverla per la prima volta, aggiunse una cosa:

“Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore”
(Deuteronomio 6:6)

Non basta che la Parola di Dio sia scritta, ma deve essere anche incisa, nel nostro cuore. Deve lasciare un segno anche lì, altrimenti rimarrà lettera morta.

Qui sta la parte difficile: non lasciare che quelle lettere rimangano inchiostro sulla carta, ma che diventino parte della nostra vita.

Non soltanto superficie, ma profondità.

Il problema non è fallire …

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Per la mia generazione queste parole del pastore Francis Chan dovrebbero essere un motto costante. Circondati come siamo da icone di successo siamo cresciuti con la paura di fallire, pensiamo di essere sempre giudicati per le nostre debolezze e di non farcela. Quindi ci buttiamo comodi nei nostri piccoli angoli di comodità (o di comfort zone) fatti di divano, serie tv, videogiochi, social, etc … Anche nella Bibbia vediamo tantissimi esempi di fallimento, di re, profeti e discepoli che sono caduti, con la piccola differenza che hanno capito che il loro limite era l’inizio dell’opera di Dio in loro.

L’apostolo Paolo, una persona che se ne intendeva di problemi, di fronte ad una difficoltà di cui non riusciva a liberarsi si ritrovò davanti ad una risposta spiazzante da parte di Dio:

… egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza» …

Paolo si è arreso, certo che no, la sua conclusione è straordinaria:

Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me.
2 Corinzi 12:9

Se sei un cristiano, non cercare di rifugiarti nelle cose facili ma inutili, perché stai semplicemente mancando alla chiamata che Dio stesso ti ha fatto, e di cui ti assicura la Sua forza. Se non lo sei, allora sappi che puoi conoscere un Dio che inizia la Sua opera di trasformazione quando riconosci che dentro di te esiste un enorme fallimento, che si chiama peccato.

Se vuoi saperne di più, puoi leggere qui e qui, oppure puoi scrivermi a info@nuovenuvole.it

Controsensi festivi

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Controsensi festivi

Più ti guardi attorno a Natale, più ti rendi conto di come sia una contraddizione in termini.

Dovrebbe essere una festa cristiana … ma in realtà viene dal paganesimo.
Dovrebbe essere una festa che richiama l’umiltà in cui è nato Gesù … ma in realtà si spendono 10 miliardi di euro (2015).
Dovrebbe essere una festa che unisce le famiglie in un clima di gioiosa serenità … ma in realtà è uno stress paragonato al divorzio.
Questo è quello che succede quando qualcosa di meraviglioso come la nascita del Salvatore del mondo diventa un appuntamento istituzionale (inserito 300 anni dopo Cristo per soppiantare le festività romane, con elementi e accessori direttamente tratti da culti celtici/vichinghi) risucchiato nell’ultimo secolo in un vortice di consumismo sfrenato. C’è spazio per tutto … meno che per Gesù.
Quindi, che si può fare? Beh, pensa che il “Natale”, inteso come l’arrivo di Gesù nella nostra storia, si può vivere tutti i giorni.
Come? dai un’occhiata qui.

Spero che tu possa vivere il vero Natale della tua vita.